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Sulle rotte degli squali
un incontro per imparare a conoscerli e scoprire come presevarne la sopravvivenza
Squali, considerati per millenni una minaccia per l’umanità, ma in realtà animali fragili e preziosi.
Sarà questo il tema dell’incontro “Sulle rotte degli squali per la loro conservazione in Adriatico”, in programma martedì 14 luglio alle ore 18:30 presso il Museo di Zoologia Adriatica “Giuseppe Olivi” a Chioggia.
Organizzato in occasione della Giornata mondiale degli Squali - in inglese “Shark awareness day” - e rivolto ad un pubblico di tutte le età, l’appuntamento nasce con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica alla conoscenza e alla salvaguardia di questi animali e sfatare alcuni falsi miti sulla loro presunta pericolosità.
La cattiva reputazione degli squali
Gli squali infatti godono di una cattivissima reputazione, rimasta inalterata nel corso dei millenni. Dal grosso pesce - da molti identificato come uno squalo – che inghiottì il profeta Giona nella Bibbia al famoso protagonista assassino del film di Spielberg, lo squalo è da sempre dipinto come un “mostro mangia uomini”, un predatore insaziabile che ancora oggi incute molta paura.
L’essere considerato un pericolo dagli esseri umani non aiuta la sua sopravvivenza.
“A volte questa percezione ci porta, non solamente ad avere un’idea distorta di quello che sono questi animali,” - spiega Lara Endrizzi, conservatrice del Museo - “ma anche ad avere una propensione minore a proteggerli, che invece è fondamentale in quanto, sia nel Mar Mediterraneo che a livello globale moltissime specie sono minacciate di estinzione, anche se il pubblico raramente lo sa”.
A rischio di estinzione: le cause
Gli squali, come le razze e le mante, sono elasmobranchi, una sottoclasse di pesci cartilaginei.
Delle circa ottanta specie di squali e razze che popolano il mar Mediterraneo, ben 51 sono a rischio di estinzione eppure solo una trentina sono integralmente protette, vietandone la pesca bersaglio - definizione usata per indicare i casi in cui il pescatore cattura l’animale intenzionalmente, perché di elevato valore economico -, la vendita e il possesso, sia nell’ambito della pesca ricreativa che di quella sportiva.
Tra queste si annoverano gli squali bianchi, mako, elefante, smeriglio, balena, martello e angelo. Altrettanto salvaguardate sono anche alcune razze, tra cui le vaccarelle, i pesci violino e le mobule.
Fra le specie commerciali, le specie più pescate sono i palombi e le razze chiodate, anche se il loro valore è basso rispetto a molte specie di pesci ossei.
L’Italia è uno dei maggiori consumatori di carne di squalo a livello europeo e il Veneto è una delle regioni in cui questo piatto rientra nella tradizione culinaria. Tuttavia a livello di opinione pubblica il grado di consapevolezza del problema è basso, e molti consumatori non sanno che stanno mangiando carne di squalo quando consumano ad esempio il palombo, la verdesca o il vitello di mare.
Sebbene l’estinzione degli elasmobranchi sia minacciata da molti elementi, tra cui il cambiamento climatico, l’inquinamento e la perdita di habitat essenziali, per questi animali la pesca eccessiva e non regolamentata rimane il principale fattore di rischio. Va considerato che spesso queste specie sono catture accidentali di attività di pesca mirata su specie con maggior valore.
D’altro canto i tassi riproduttivi degli squali sono molto bassi: nascono pochi piccoli per volta. Nelle specie ovipare le uova vengono depositate sul fondale, in quelle vivipare i piccoli rimangono nel ventre materno e la gestazione può durare molto tempo. Nello squalo elefante si stima possa essere di ventiquattro mesi.
I lunghi tempi di gestazione costituiscono un altro fattore di rischio per la conservazione delle specie.
Il prezioso ruolo di squali e razze nella tutela della biodiversità marina
Squali e razze svolgono un ruolo fondamentale nella tutela della biodiversità marina perché, da predatori, controllano le popolazioni delle loro prede, evitando che si creino squilibri dovuti ad un’eccessiva proliferazione di una specie rispetto alle altre, con conseguenze dannose per l’intero ecosistema.
Gli squali tigre, ad esempio, cibandosi di grandi erbivori, come le tartarughe marine o i dugonghi, proteggono le distese di piante marine (fanerogame) e alghe dall’eccessivo consumo.
Inoltre, nutrendosi anche di animali feriti o malati, gli elasmobranchi limitano la diffusione di malattie.
Per questi motivi è fondamentale proteggerne la sopravvivenza, favorendo una pesca sostenibile e aumentando la conoscenza di questi animali, per contrastare l’insorgenza di paure irrazionali nei suoi confronti.
L’incontro “Sulle rotte degli squali per la loro conservazione in Adriatico” e la storia di Olivia
L’incontro in programma presso il Museo “G. Olivi” è a cura delle ricercatrici e dei ricercatori del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova: Carlotta Mazzoldi, Licia Finotto, Alberto Barausse, Aina Viciana Grabulosa e Ibon Amendariz Zuasti. Il pubblico verrà proiettato in un viaggio metaforico attraverso le rotte migratorie degli squali, per capire come studiarli e proteggerli.
Ad accogliere i partecipanti, nella prima sala del Museo, ci sarà una padrona di casa molto speciale: si chiama Olivia ed è una femmina di squalo elefante, uno dei pesci più grandi al mondo. Non è l’unico squalo ospitato in museo, ma è sicuramente il più recente: è stata infatti pescata accidentalmente nel 2003 da alcuni pescatori di Chioggia a quattordici chilometri al largo del Lido di Venezia.
Possiamo solo immaginarci il loro stupore quando si sono ritrovati imprigionato nella rete, non sardine, alici e altro piccolo pesce azzurro, bensì questo esemplare lungo circa otto metri!
Olivia è uno squalo filtratore che, come gli esseri umani, si nutre di questi piccoli pesciolini e ne stava probabilmente andando a caccia, prima di rimanere intrappolata in una delle reti di grosse dimensioni usate per pescare proprio il pesce azzurro.
I pescatori l’hanno portata al mercato ittico di Chioggia con l’intenzione di venderla.
Lì la specie è stata correttamente riconosciuta e, poiché protetta da numerose Convenzioni internazionali, sequestrata. Purtroppo, però, a quel punto l’esemplare era già morto e non è stato possibile rilasciarlo: è stato quindi tassidermizzato - una tecnica di conservazione degli animali che ne preserva le dimensioni originarie e la pelle - e donato al Museo “G. Olivi”.
Quando è stata pescata, Olivia aveva circa quindici anni. Se non fosse stata catturata forse sarebbe ancora viva, considerando il fatto che gli esemplari della sua specie possono superare i cinquant'anni.
È stata collocata nella prima sala del Museo, al secondo piano, per dare il benvenuto ai visitatori e alle visitatrici, ma soprattutto per ricordare loro che il mare è un ecosistema fragile che dev’essere protetto.